Stangata clamorosa !!! Per le Nazioni europee aderenti alla NATO, aumenta il prezzo , salendo alle stelle, della «protezione» militare Usa. Di questa notizia dal sapore di “pizzo” non se ne parla . Oltre alla quota annua, dovremo pagare gli stipendi dei militari americani in servizio in Italia, ma anche “tutte” le spese di esercizio delle basi . Per noi è uno scherzetto di alcuni miliardi di euro in più all’anno e per sempre.
La Casa Bianca sta per presentare il piano «Cost Plus 50» che stabilisce il seguente criterio: i paesi alleati che ospitano le forze armate Usa sul proprio territorio ne dovranno coprire interamente il costo e pagare agli Usa un ulteriore 50% in cambio del «privilegio» di ospitarle ed essere così da loro «protetti»
Adesso sappiamo che a pretendere il pizzo in cambio di «protezione» non è più solo la mafia. «I paesi ricchi che stiamo proteggendo – ha avvertito minacciosamente Trump in un discorso al Pentagono – sono tutti avvisati: dovranno pagare la nostra protezione».
Il Presidente Trump – rivela Bloomberg – sta per presentare il piano «Cost Plus 50» che stabilisce il seguente criterio: i paesi alleati che ospitano forze Usa sul proprio territorio ne dovranno coprire interamente il costo e pagare agli Usa un ulteriore 50% in cambio del «privilegio» di ospitarle ed essere così da loro «protetti».
Il piano prevede che i paesi ospitanti paghino anche gli stipendi dei militari Usa e i costi di gestione degli aerei e delle navi da guerra che gli Stati uniti tengono in questi paesi. L’Italia dovrebbe quindi pagare non solo gli stipendi di circa 12.000 militari Usa qui di stanza, ma anche i costi di gestione dei caccia F-16 e degli altri aerei schierati dagli Usa ad Aviano e Sigonella e i costi della Sesta Flotta basata a Gaeta.
Secondo lo stesso criterio dovremmo pagare anche la gestione di Camp Darby, il più grande arsenale Usa fuori dalla madrepatria, e la manutenzione delle bombe nucleari Usa dislocate ad Aviano e Ghedi.
Non si sa quanto gli Stati uniti intendono chiedere all’Italia e agli altri paesi europei che ospitano loro forze militari, poiché non si sa neppure quanto questi paesi paghino attualmente. I dati sono coperti da segreto militare. Secondo uno studio della Rand Corporation, i paesi europei della Nato si addossano in media il 34% dei costi delle forze e basi Usa presenti sui loro territori.
Non si sa però quale sia l’importo annuo che essi pagano agli Usa: l’unica stima sin’ora nota – 2,5 miliardi di dollari – risale a 17 anni fa. È dunque segreta anche la cifra pagata dall’Italia. Se ne conoscono solo alcune voci: ad esempio decine di milioni di euro per adeguare gli aeroporti di Aviano e Ghedi ai caccia statunitensi F-35 e alle nuove bombe nucleari B61-12 che gli Usa cominceranno a schierare in Italia nel 2020, e circa 100 milioni per lavori alla stazione aeronavale statunitense di Sigonella, a carico anche dell’Italia. A Sigonella viene finanziata esclusivamente dagli Usa solo la Nas 1, l’area amministrativa e ricreativa, mentre la Nas 2, quella dei reparti operativi e quindi la più costosa, è finanziata dalla Nato, ossia anche dall’Italia.
È comunque certo – prevede un ricercatore della Rand Corp. – che con il piano «Cost Plus 50» i costi per gli alleati «schizzeranno alle stelle». Si parla di un aumento del 600%. Essi si aggiungeranno alla spesa militare, che in Italia ammonta a circa 70 milioni di euro al giorno, destinati a salire a circa 100 milioni secondo gli impegni assunti dai governi italiani in sede Nato. Si tratta di denaro pubblico, che esce dalle nostre tasche, sottratto a investimenti produttivi e spese sociali.
È possibile però che l’Italia possa pagare meno per le forze e basi Usa dislocate sul suo territorio. Il piano «Cost Plus 50» prevede infatti uno «sconto per buon comportamento» a favore degli «alleati che si allineano strettamente con gli Stati uniti, facendo ciò che essi chiedono».
È sicuro che l’Italia godrà di un forte sconto poiché, di governo in governo, si è sempre mantenuta nella scia degli Stati uniti. Ultimamente, inviando truppe e aerei da guerra nell’Est Europa con la motivazione di fronteggiare la «minaccia russa» e favorendo il piano statunitense di affossare il Trattato Inf per schierare in Europa, Italia compresa, postazioni di missili nucleari puntati sulla Russia. Essendo queste bersaglio di una possibile ritorsione, avremo bisogno come «protezione» di altre forze e basi Usa. Le dovremo pagare noi, ma con il privilegio dello sconto. Per fortuna.
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L’esattore bussa a Sigonella: UsNavy morosa per 12,6 milioni. Ma gli americani non si fanno notificare le cartelle esattoriali.
di Piero Messina & Claudio Pappaianni – ilfattoquotidiano – 21.07.2017
La US Navy tra i più grandi morosi del Fisco italiano? Sembrerebbe così, a spulciare il Ruolo di Riscossione Sicilia, l’agenzia esattoriale della Regione Sicilia. Due cartelle per mancati pagamenti contestati alla base di Sigonella che ammontano a 12 milioni e 687 mila euro. Se ne è accorto Antonio Fiumefreddo, il presidente di Riscossione Sicilia che da due anni ha avviato una lotta senza confine agli evasori sull’Isola suscitando la reazione stizzita della politica siciliana che, di fatto, ne ha chiesto la testa al Governatore Crocetta. Passando al setaccio i “clienti” morosi, ha scovato la posizione debitoria a carico della Base navale di Sigonella: due cartelle, una del 2000, l’altra del 2008. La prima, da 2 milioni 355 mila euro, è probabilmente già prescritta. La seconda, per oltre 10 milioni può essere ancora tutta recuperata, sempre che ovviamente un giudizio amministrativo stabilisca la correttezza delle richieste. E sempre che gli americani si facciano notificare le cartelle: “La cosa singolare è che impediscono ai nostri ufficiali esattoriali di entrare a Sigonella. Per cui, non possiamo notificarle” spiega Fiumefreddo. “Non solo – aggiunge – ci siamo rivolti al Consolato americano, che ci ha rinviato alla Base e, quando abbiamo chiesto dei riferimenti, ci ha rimandati al sito internet della Us Navy”. Un atteggiamento grottesco, che diventa paradosso se a metterlo in atto è l’Amministrazione a stelle e strisce così rigida sul fronte dell’evasione fiscale. A casa loro.
Ma come mai una cartella di 17 anni fa non era mai stata notificata? Se lo chiede Fiumefreddo, che ha avviato un’inchiesta interna e mandato tutto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti. Si cerca di capire chi, come e perché abbia omesso di contestare queste cifre alla Naval Air Station Sigonella. “Una condotta omissiva rilevante sotto il profilo della responsabilità penale oltre che di quella erariale” scrive Fiumefreddo in una lettera inviata al Governatore Crocetta.
Intanto, dalle prime ricostruzioni, emerge che quei soldi alla Us Navy vengano pretesi dall’INPS: sarebbero contributi previdenziali di dipendenti civili italiani che lavorano all’interno della Base. Che, dunque, si troveranno una pensione ancora più leggera di quanto già previsto. A loro insaputa.
Intrecciando i dati in loro possesso con quelli dell’Inps, quelli di Riscossione Sicilia scoprono una singolarità: la morosità riguarderebbe solo la base di Sigonella e quella di Napoli. A Vicenza e Aviano, invece, i contributi Inps al personale civile sono stati versati regolarmente per intero. Un leghismo a stelle e strisce? A quanto pare, gli americani riterrebbero di rientrare in un particolare regime di agevolazioni contributive riconosciute alle aziende del Mezzogiorno. Ma di questa prassi utilizzata per le due basi meridionali della UsNavy all’Inps non ci sarebbe traccia. “Se esiste questa differente valutazione dello status dei dipendenti, viene meno il principio dell’extraterritorialità delle basi militari statunitense. Non si può usufruire dei privilegi della legge fiscale italiana e poi rifiutarsi di ricevere le cartelle esattoriali in nome dell’extraterritorialità” chiosa Fiumefreddo.