Medici in via d’estinzione: fabbisogno universitario calcolato “ad muzzum” per tenere in piedi dal 1997 sino al 2017 la cazzata dolosa “del numero chiuso” nelle facoltà. Nel frattempo abbiamo fatto scappare i nostri giovani medici in ogni angolo del mondo. Si preannuncia la sterilizzazione e lo svuotamento del Servizio Sanitario Nazionale: lo vogliono privatizzare. Tutto.

La sciagurata e demenziale scelta del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, assunta dai governanti italiani nel 1997, non è mai stato un errore di valutazione, come lo raccontano oggi . E’ stata una precisa scelta strategica condivisa con il nuovo establishiment italiano, che tra il 1990 ed il 1994 (cambiando le regole bancarie e finanziarie e aprendo il percorso di privatizzazioni dei beni pubblici, la legge elettorale abolendo il proporzionale, liquidando l’IRI il più grande ed più avanzato conglomerato industriale in Europa e la Casmez)  si è impossessato della guida politica del Paese e della gestione delle risorse nazionali. Una condivisione dolosa , che nella fattispecie (di cui ci occupiamo in questo articolo), perseguiva nel tempo, l’obiettivo  di sterilizzare e svuotare il SSN. Da consegnare in futuro ad un miserabile sistema privatistico gestito dalle assicurazioni di emanazione finanziaria internazionale come accade negli USA.  La Sanità pubblica italiana, è sempre stata (con tutti i suoi limiti e difetti) un modello di grandezza organizzativa , di presidio dei territori locali, esempio concreto di effettiva Democrazia ed uguaglianza sociale “praticata” . Peraltro come nelle previsioni della Costituzione “più bella del mondo”.

Invece, al 2025 mancheranno all’appello degli organici ospedalieri oltre 18mila medici specialisti: un numero enorme che preoccupa non solo le rappresentanze dei camici bianchi, ma l’intero Sistema Sanitario Nazionale. A disegnare la mappa dei medici che ‘scompariranno’ nel nostro Paese nei prossimi anni è stata l’associazione dei medici dirigenti, Anaao Assomed, che ha anche quantificato le perdite regione per regione.

Il dato non ci coglie di sorpresa – precisano  gli avvocati Francesco Leone e Simona Fell legali esperti nazionali in ricorsi contro il Ministero della Sanità – che da anni denuncia la carenza di medici non solo attraverso class-action, ma anche con esposti alle procure della Repubblica. Pertanto la previsione denunciata da Assomed altro non è che il risultato di un evidente errore di calcolo del fabbisogno commesso dai governi a partire dal 1997 al Ministero dell’Università e della Ricerca. Che anche dopo l’allarme d’emergenza scattato da tempo,  ha continuato pure negli ultimi quattro anni a traccheggiare, persistendo nell’inserire nel computo nei documenti per il fabbisogno e per la relativa programmazione futura , anche i  medici pensionati e gli studenti alla soglia della laurea ma fuoricorso, categorie queste che non possono affatto essere considerate quale forza lavoro effettiva”.

Il dato peggiora in sede di proiezione per la situazione futura arriva del 2028. Poiché nell’arco dei prossimi 10 anni è previsto il pensionamento di 80.676 medici. Nello stesso periodo, saranno formati in totale dalle strutture universitarie italiane appena 39mila medici. Il gap  della carenza dei medici sale perciò a 42mila medici .

Deficit che non potrà essere strutturalmente colmatoprecisano i legali Leone e Fell –  a meno che non si ricorra all’assunzione di medici stranieri o medici italiani formati all’estero. Il sistema “formativo” nazionale, infatti, non è in grado di garantire la formazione di un numero sufficiente di futuri medici e la necessaria rotazione generazionale. Ogni anno, registriamo infatti un numero insufficiente di posti messi a bando per l’ammissione alla facoltà di Medicina e un numero insufficiente di borse messe a bando per le Scuole di specializzazione”.

In proiezione, considerando che l’ultimo concorso per l’accesso alle scuole di specializzazione ha messo a bando 6.934 posti, per colmare il gap di 40.000 medici sarebbe necessario prevedere 4.000 (4.000×10) borse di specializzazione in più all’anno per un totale, stando all’ultimo dato utile, di 10.934 borse.

Il numero dei posti per l’ingresso alla facoltà di Medicina e chirurgia negli ultimi anni:

per l’a.a. 2018/2019 sono stati messi a bando n. 9779 posti;

per l’a.a. 2017/2018 erano stati messi a bando n. 9100 posti;

per l’a.a. 2016/2017 erano stati messi a bando n. 9224 posti;

per l’a.a. 2015/2016 erano stati messi a bando n. 9513 posti;

per l’a.a. 2014/2015 erano stati messi a bando n. 9983 posti;

per l’a.a. 2013/2014 erano stati messi a bando n. 10.157 posti.

Il dato che balza immediatamente all’occhio, quindi, è che ammesso che tutti gli iscritti a Medicina di questo anno accademico concludano il percorso di studi, mancherebbero ipoteticamente più di mille laureati da far specializzare per sopperire alle future carenze d’organico (9.779 laureati per 10.934 borse di specializzazione, 1.155 posti vacanti).

“Va evidenziato che per entrambi i percorsi, sia quello universitario di base sia quello specialistico, – precisano – esistono delle leggi che impongono al Miur di mettere a bando tanti posti quanti quelli necessari a soddisfare il futuro fabbisogno di medici del SSN”.

Lo scorso anno, lo studio legale Leone-Fell è stato l’unico in Italia ad ottenere un’ordinanza positiva dal  Consiglio di Stato. I giudici del massimo organo di giustizia amministrativa hanno accolto la tesi con cui si contestava la corretta determinazione dei posti messi a bando dal Miur, enunciando in maniera ampia e approfondita i principi ai quali il Ministero avrebbe dovuto attenersi. “Peccato che ad oggi – spiegano i legali – il Miur non abbia ancora dato seguito e riscontro, nonostante i 90 giorni prescritti dal Consiglio di Stato”.

Per i giudici del Consiglio di Stato – si legge nell’ordinanza – è necessaria « una realistica ed accurata proiezione previsionale circa il fabbisogno di medici nelle varie specialità per gli anni a seguire, anche al fine di scongiurare le prevedibili (e previste) prossime carenze del numero dei medici, pari a quelle in atto nel numero di infermieri del Ssn» e «l ’ovvia conseguenza, per avere disatteso tali criteri e indicazioni, non potrebbe dunque essere diversa da quella ipotizzata nell’originaria domanda proposta dai ricorrenti, secondo cui il numero degli studenti da ammettere per l’anno accademico in riferimento è sensibilmente (ed indiscutibilmente) maggiore di quello calcolato negli atti impugnati».

Ai posti inizialmente banditi dal Ministero dovranno aggiungersi, quindi, sia quelli derivanti dal (ri)calcolo del numero di  studenti in corso e in regola con gli esami da sostenere per ciascun anno accademico, sia quelli banditi per gli studenti extracomunitari, ma non utilizzati, evitando così di inserire dunque i fuoricorso e poi anche i pensionati, per calcolare il reale fabbisogno futuro.

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